Benveuti in "PLANTARI e POSTURA TORINO" del

Dottor DANTE DONATO

che riceve solo su appuntamento chiamando il numero :  393.26.18.195

 “Coloro che si limitano a studiare e a trattare gli effetti della malattia sono come persone che si immaginano di poter mandare via l’inverno spazzando la neve sulla soglia della loro porta. Non è la neve che causa l’inverno, ma l’inverno che causa la neve”.    

Theophrastus Paracelsus (1493 – 1541)

 

 

 

PREMESSE:

 

Tante volte i Plantari vengono consigliati pur sapendo che non si ottengono risultati e magari ci si sente dire “per il Suo problema proviamo…” ed è per questo che il Dott. DANTE DONATO prima di consigliarli effettua un’attenta Valutazione Posturale, Globale e Osteopatica.

 

Infatti il Dott. DANTE DONATO oltre ad essere Fisioterapista e Osteopata è anche Posturologo e la Valutazione che effettuerebbe servirebbe per capire da dove derivi La Vostra Cervicalgia o Lombalgia o Lombosciatalgia o Gonalgia o ecc. ecc, in quanto è un conto soffrire di queste Patologie a Settanta-Ottanta Anni e quindi si parlerebbe di usura (come ad esempio su un’Automobile di diversi anni) delle Articolazioni con le rispettive Cartilagini, altro conto se invece a soffrire di queste Patologie sono persone con un’età inferiore a quella sopra descritta, soprattutto se il Paziente in questione è un Trentenne o Quarantenne!!!

 

Il Dott. DANTE DONATO tante volte si è sentito dire. “ soffro di…. e ho fatto di tutto per risolvere, ma ho ottenuto scarsi risultati…” questo perché si è agito localmente, ma non si ha pensato globalmente e cioè (soprattutto su un soggetto di giovane età) spesso non ci si chiede “come mai questo o questa Paziente così giovane ha le stesse sintomatologie di quel o quella Paziente di Settanta Anni?”

 

Infatti tante volte le Patologie sono sofferenze delle parti più vulnerabili (Spalla, Ginocchio, Schiena…) dove sono insorte Flogosi (infiammazioni) a seguito di scompensi Posturali, per fare un semplice esempio è come se il Sig. Rossi ha una spina sotto il Piede Destro e per non sentir dolore grava tutto sulla parte sinistra, ma quando non avrà più la Spina purtroppo non pensa a ricorreggere o sistemare la Postura facendo così insorgere Lombalgie o Coxoartrosi o Gonalgie o Speroni Calcaneari o Fasciti Plantari a sinistra!

 

Quindi a volte i Plantari possono non bastare a risolvere le sintomatologie a seguito dei vari Scompensi Posturali con causa di diverse origini

 

  • Traumatiche
  • Neurologiche
  • Ascendenti (derivanti proprio da uno scorretto appoggio podalico)
  • Discendenti (derivanti dalla parte Craniale) per Problema Visivo o Uditivo  o Scorretta Occlusione o Scorretta posizione della Lingua e quindi scorretta Deglutazione o Click Mandibolare derivanti da Patologie Dentarie

 

Comunque andiamo in ordine e vediamo quando i PLANTARI sono INDISPENSABILI e potrebbero giovare e risolvere il problema, infatti il Dottor DANTE DONATO con la propria Equipe prima di consigliare Plantari con molta scrupolosità nella Valutazione Posturale, Globale e Osteopatica agisce localmente (dove avete male), ma pensa globalmente e cerca di individuare la Causa della Vostra Sintomatologia e quindi Patologia  sapendo che nella vita quotidiana il piede è continuamente sollecitato dal carico del peso del corpo, a volte non semplice da gestire nel migliore dei modi e si possono quindi creare delle patologie che condizionano le normali funzioni legate al cammino e quindi per alleviare o a volte risolvere la sintomatologia l’uso dei Plantari potrebbe essere indispensabile e quindi utile, ma vediamo di individuare e mettere a fuoco le più frequenti Patologie e quindi capire quando e in che caso:

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PATOLOGIE del PIEDE

IL PIEDE PIATTO :

 COS'È

Quando lo scafoide, questo osso del piede che è la chiave di volta
dell'arco mediale, è posizionato più in basso rispetto ai fisiologici 15-18
mm., l'arco interno disegna una curva poco accentuata. Nei casi estremi, la stessa
curvatura non è del tutto presente: in queste situazioni siamo in presenza di
un piede piatto.

Funzionalmente il piede piatto può essere indotto da un avampiede varo (la posizione dei metatarsi si presenta inclinata in varo rispetto al terreno) che, per compenso, fa inclinare il piede verso l'interno.

Nel piede piatto la superficie di appoggio è aumentata in particolare nella porzione mediale: se la superficie di appoggio disegna una convessità mediale siamo in presenza di un cosiddetto piede piatto di terzo grado.
Il piede piatto è spesso doloroso e limita di molto le attività sportive che
prevedono la corsa, questo anche nei giovani adolescenti.

IL PIEDE PIATTO PUO' CAUSARE

- dolore articolare a livello della tibio-tarsica in relazione ad una alterata distribuzione del carico sulla superficie articolare e ad uno stress legamentoso.

- stress a livello della fascia plantare ed una possibile reazione fibrotica che si manifesta nel tempo
- un carico eccessivo in corrispondenza della prima e seconda testa metatarsale.
- patologia a carico del tibiale posteriore(il muscolo che controlla il movimento del piede verso l'interno) con possibile reazione periostale a livello dell'inserzione prossimale sulla tibia: è la cosiddetta periostite
- una sindrome infiammatoria in corrispondenza del compartimento legamentoso esterno del ginocchio (bendelletta ileo-tibiale)
- infiammazioni croniche del tendine di Achille (tendinite, tendinosi) dovute ad una alterata funzione biomeccanica di quest'ultimo
- fratture da stress a livello dello scafoide per una ipertrazione del tibiale posteriore.

I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO

Nei casi di piattismo funzionale e di primo grado può essere utile un plantare anatomico a sostegno della volta mediale: dove è presente un varismo dell'avampiede questo va corretto secondo rigidi criteri biomeccanici ed a seconda dell'età del soggetto.
Il muscolo tibiale posteriore deve essere a giusta ragione potenziato con adeguati esercizi allo scopo di contenere il movimento del piede verso
l'interno.
Nei casi di grave piattismo è possibile, già nell'età dell'accrescimento, un correttivo di
tipo chirurgico per limitare l'articolarità in pronazione.
Questo argomento è particolarmente delicato perché è il genitore a decidere per l'avvenire del piede del figlio: è quindi importante che sia ben comprensibile cosa si ottiene con questo tipo di terapia ed il rapporto tra la portata minima di un intervento di pochi minuti ed il risultato di correggere il piattismo del  piede in modo definitivo. L'età migliore per attuare la strategia chirurgica è proprio quella dai nove ai dodici anni.
L'intervento, che prevede una piccolissima incisione appena sotto il malleolo esterno, consiste nel posizionamento di una piccola vite che crea uno stimolo propriocettivo all'autocorrezione sfruttando l'accrescimento del piede. Il giovane può tranquillamente camminare il giorno successivo all'intervento e nel giro di una settimana è in grado di correre. La piccola vite può rimanere in sede, senza la necessità di doverla asportare in tempi successivi.

 

IL PIEDE CAVO :

 COS'È

Nel piede cavo la chiave di volta dell'arco interno, lo scafoide, che dovrebbe essere posizionato a 15/18 mm. dal suolo è posizionato più in alto e le forze che agiscono su di esso, in particolare la trazione esercitata dal tibiale posteriore è da considerarsi eccessiva rispetto alla normalità.

Questa situazione anatomica fa sì che l'area di appoggio del piede sia limitata alla parte anteriore del piede ed al retropiede mentre a livello del mesopiede non vi è alcun contatto.
La conseguenza diretta più importante è un sovraccarico dell'avampiede e del retropiede dove è concentrato il carico.
Le cause che portano al piede cavo sono di tipo morfologico con squilibri della muscolatura deputata alla stabilità del piede e di tipo neurologico dove lo squilibrio di trazione della muscolatura è secondario ad una alterazione della trasmissione dell'impulso nervoso.

GLI EFFETTI DEL PIEDE CAVO

Il piede cavo può essere associato ad una serie di patologie a carattere involutivo del piede che così riassumiamo in breve:

  • metatarsalgie dell'avampiede con possibili callosità associate
  • nevralgie interdigitali con possibili involuzioni in neurinomi
  • griffe delle dita con possibili dita a martello  allorquando si ingenera un'anchilosi articolare
  • fasciti plantari, entesopatie della fascia plantare, spine calcaneari
  • instabilità negli esiti di distorsioni ricorrenti     
  • sindromi artrosiche delle interlinee articolari del mesopiede con possibili alterazioni del profilo dorsale del piede.
  •  

I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO

Le potenziali possibilità involutive del piede cavo suggeriscono particolare attenzione nel gestire la prevenzione in questa tipologia di piede: se da una parte il piede ha un naturale bisogno di giusti stimoli da un punto di vista muscolare come possono essere quelli legati al cammino sulla sabbia o ad esercitazioni specifiche allo scopo di migliorare la propriocettività, dall'altra va difeso cercando la miglior ripartizione delle forze sulla superficie di appoggio.
A tale scopo può essere determinante l'utilizzo di un plantare anatomico che rappresenti fedelmente l'anatomia del piede per offrire il miglior appoggio ad esso a fare in modo che le aree di maggior carico vengano ad essere sgravate di parte delle forze. L'anatomia di un buon scarico metatarsale può risultare determinante allo scopo di ridistribuire il carico anteriore.

 

LE TALALGIE :

 COSA SONO

 Con l'istinto e l'esperienza, già da millenni, l'uomo cerca di difendere il calcagno che è la prima struttura del piede a venire a contatto con il terreno durante la deambulazione. Le prime calzature adottate nell'antichità avevano lo scopo di rivestire e proteggere la superficie plantare del piede.

Il termine generico di talalgia racchiude in realtà diverse patologie che coinvolgono il calcagno.
 

CENNI DI ANATOMIA

Il calcagno è l'osso più voluminoso del piede. È sito al di sotto dell'astragalo e da esso sporge soprattutto all'indietro formando il profilo del tallone. È composto da una parte principale, il corpo, dal quale si staccano due apofisi, grande e piccola, dirette in avanti. Il corpo, portandosi all'indietro per formare il tallone, si rigonfia in una grossa parte terminale che è detta tuberosità del calcagno.

 

FASCITE PLANTARE, SPINA CALCANEARE

La fascite plantare è un'infiammazione di quel tendine largo e piatto del piede che si estende dal profilo inferiore del calcagno fino alle teste dei metatarsi. L'infiammazione è solitamente di tipo cronico, dovuta ad ipertensione della fascia stessa. Il piede cavo o un eccesso del movimento di pronazione sono fattori importanti nel determinare questo tipo di patologia. Lo
stress di questa struttura, quando dura da tempo, può causare la formazione di una spina calcaneare: essa non è altro che una prominenza ossea dovuta a depositi di sali di calcio che si formano nella porzione inserzionale come reazione riparativa a microtraumi ripetuti.
Grosse spine calcaneari possono essere asintomatiche e dar segno di sé solo in seguito ad iperutilizzo del piede od in seguito a fratture della stessa calcificazione.
Questo tipo di infiammazione si manifesta in particolare ai primi passi mattutini o dopo un periodo prolungato nella posizione da seduti per poi attenuarsi al cammino ed eventualmente esacerbarsi se quest'ultimo viene prolungato.
Associata all'entesopatia della fascia plantare vi può essere una borsite reattiva subcalcaneare ovvero la formazione di liquido infiammatorio, situazione che può ingenerare forte dolore.

I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO
Nella grande maggioranza dei casi le fasciti plantari diventano dolorose negli esiti di uno stress prolungato nel tempo che può dipendere da cause diverse: queste vanno dall'iperutilizzo a predisposizioni anatomiche. Nella fase acuta è giustificato l'utilizzo di farmaci antinfiammatori solo per il motivo di rendere più agevole il cammino.
Nelle patologie più tipicamente croniche i farmaci possono non sortire
alcun effetto mentre risulta più interessante l'utilizzo di un'ortesi di scarico della volta longitudinale mediale per diminuire la tensione della fascia plantare nella porzione inserzionale.
È altresì opportuna la pratica quotidiana dello stretching della fascia plantare, meglio al mattino, in modo tale da preparare il tendine al cammino della giornata.
La posizione più efficace a tale scopo è quella in ginocchio, su di un tappeto morbido, con la punta dei piedi all'indentro ed il bacino proiettato posteriormente ad incrementare con il peso del corpo lo stiramento della fascia plantare.
Nei casi ribelli e più cronici anche a questi trattamenti non rimane che la terapia chirurgica dove viene praticato un "release" ovvero un allungamento della fascia plantare con una piccola incisione in sede submalleolare mediale. Il trattamento consente una immediata ripresa del cammino ed una remissione pressoché completa della sintomatologia. Nel periodo seguente al trattamento chirurgico può essere indicato l'utilizzo di un plantare anatomico.

 

TENDINITI DEL TENDINE D'ACHILLE:

 COS'È - Le CAUSE

Le patologie del tendine di Achille possono essere classificate in almeno tre distinti capitoli che comprendono sedi anatomiche diverse dello stesso tendine ed anche cause differenti:

    • Patologia a carattere cronico degenerativo del terzo medio. La classica tendinite che può evolvere nel tempo in forme croniche di tendinosi. In questi casi la causa principale risiede nella tipologia dell'appoggio del piede con eccessivo varismo dell'avampiede o      una inclinazione della tibia in varo tali da portare ad una intrarotazione del piede ed un asse di trazione anomalo del tendine di Achille nei confronti del calcagno“difficile” rispetto alla norma.
    • Patologia da conflitto preinserzionale con degenerazione da usura delle fibre più profonde del corpo tendineo. L'involuzione del tessuto tendineo è direttamente proporzionale all'anatomia del calcagno ed alla prominenza del suo profilo postero superiore. In taluni casi vi sono vere e proprie avulsioni di tessuto tendineo che pur rimanendo in sede non ha più alcuna funzione anatomica.     

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  • Patologia inserzionale o entesopatia. Coinvolge le fibre del tendine deputate all'ancoraggio del tendine alla parte ossea. Queste fibre, dette di Sharpy possono involvere creando dei veri e propri depositi di sali di calcio. Da un punto di vista istologico questo fenomeno viene giustificato con un processo di polimerizzazione      longitudinale delle molecole di tropocollageno: di qui la cristallizzazione del collageno.
  • Lesioni parziali e complete. Importanti lesioni parziali del tendine coinvolgono più spesso il terzo prossimale: da un punto di vista statistico questo tipo di lesione è infrequente rispetto alla lesione completa. La lesione completa può manifestarsi negli esiti di una lesione parziale ma anche in modo del tutto improvviso senza alcun apparente motivo.

 

I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO

CORREZIONE BIOMECCANICA DELL'APPOGGIO DEL PIEDE

La salute ed il mantenimento dell'integrità delle strutture tendine dipendono da un corretto funzionamento biomeccanico: se lo stiramento avviene secondo un asse corretto, se i rapporti anatomici del tendine con il calcagno sono buoni, le capacità di resistenza sono notevoli e l'integrità può essere garantita nel tempo.
Quando vi sono alterazioni legate alla biomeccanica dell'appoggio del piede, il tendine di Achille facilmente subisce gli effetti negativi, in particolare per quanto riguarda le patologie del terzo medio.
L'ortesi plantare è un mezzo di correzione dinamica dell'appoggio del piede che permette il miglior funzionamento del tendine di Achille.
Nel settore ortesico vi è una continua evoluzione delle tecniche realizzative. Recentemente è stata messa a punto una tecnologia assolutamente innovativa che rivoluziona l'approccio al problema migliorando i risultati e garantendo una miglior efficacia applicativa.
Sono realizzazioni ortesiche eseguite con una fresa a controllo numerico dopo rilevazione anatomica con digitalizzatore a tre dimensioni.
Da un punto di vista progettuale le possibilità di intervento che consente il programma, dalla rilevazione di base, sono pressoché infinite con variabili già codificate e variabili libere.
L'utilizzo di nuovi materiali ha ottimizzato ulteriormente il risultato applicativo.
La terapia chirurgica risolve oggi le patologie dove oramai il tendine risulta irrimediabilmente compromesso.

 

 LA SINDROME DEL TIBIALE POSTERIORE:

 COS'È - CENNI ANATOMICI

Il tibiale posteriore è un muscolo che origina dalla tibia e dalla membrana interossea posta tra la stessa tibia ed il perone. Distalmente il tendine ha decorso mediale dietro il malleolo: si porta quindi verso lo scafoide inserendosi al suo tubercolo con un fascio fibroso che si estende fino al primo cuneiforme.
Anatomicamente il muscolo è in massima parte coperto dal tricipite: in basso deborda
e si pone superficialmente appena al di sotto ed a fianco del tendine di Achille.

Il muscolo determina la flessione plantare del piede e contemporaneamente l'adduzione e la torsione interna.

Tale azione si combina in modo variabile con altri muscoli in parte agonisti ed antagonisti: si ricordi, ad esempio, che la torsione interna e l'adduzione avvengono in sinergia con il tibiale anteriore con il quale c'è altresì antagonismo nella flessione plantare.
Durante lo svolgimento del passo il tibiale posteriore controlla il movimento di pronazione limitandolo ed è un muscolo determinante per la stabilità mediale del piede.
La sua funzione diventa particolarmente impegnativa quando abbiamo a che fare con un piede che tende al piattismo o comunque con un retropiede valgo. In questi casi il muscolo è, per compenso, leggermente ipertrofico dovendo sopportare un carico maggiore.

LE PATOLOGIE

Una situazione di sovraccarico funzionale del tibiale posteriore può portare a patologie diverse che riguardano il tendine stesso e le sue inserzioni prossimale e distale. Vediamo di riassumerle:

  • Entesopatia dell'inserzione distale del tibiale posteriore. In taluni casi possiamo arrivare a fratture da stress dello scafoide, la parte ossea dove si inserisce lo stesso tendine
  • Entesopatia dell'inserzione prossimale del tibiale posteriore in corrispondenza della tibia. Nei casi cronici possiamo avere una alterazione della parte periostale che riveste l'osso: sono le cosiddette periostiti tibiali.
  • Tendinite, tendinosi , lesioni parziali del corpo tendineo del tibiale posteriore
  • Lesione completa del tibiale posteriore


I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO

Se nelle fasi iniziali di questa sindrome è possibile contenere il problema rimovendo le cause di stress allorquando la patologia diventa francamente cronica i tempi di guarigione possono allungarsi di molto.

 Nelle forme sopra descritte di entesopatia, rimovendo lo stress dovuto ad un eccessivo movimento di pronazione con un adeguato supporto plantare è possibile spegnere la situazione infiammatoria cosa che ovviamente non è possibile fare allorquando è interessata da fratture la parte ossea.

In questi ultimi casi non rimane che il riposo ed il cammino è consentito solo con un tutore che blocca il movimento di pronazione del piede.

Nei casi nei quali si è formata una pseudoartrosi (frattura non consolidata) a livello dello scafoide può essere necessaria la terapia chirurgica se persiste dolore e limitazione funzionale.
Se la patologia è di pertinenza del corpo tendineo, una volta sistemato l'appoggio del piede, i tempi di guarigione possono essere di qualche mese e, nei casi limite, può essere presa in considerazione la pratica chirurgica. 

 

L'ALLUCE VALGO:

 COS'È

 É una deformità importante in corrispondenza del primo metatarso; è spesso definita "cipolla" o piu' semplicemente "nodo" con termini impropri.
Cosa succede in realtà al piede in questi casi? La modificazione riguarda la parte terminale o distale dei metatarsi, la ossa lunghe del piede. Questa porzione anatomica è detta testa del metatarso per la sua forma arrotondata: è proprio la testa che si deforma e diventa esuberante perchè perde i giusti rapporti articolari con la prima falange; quest'ultima tende ad orientarsi in
modo anomalo verso l'interno.

LE CAUSE
Da un punto di vista biomeccanico il piede predisposto all'alluce valgo sopporta un eccessivo carico mediale in fase dinamica: nella fase di spinta l'impegno dei cinque metatarsi non è ottimale perchè concentrato eccessivamente nell'area interna.
Questo meccanismo fa si che il primo metatarso varizzi ovvero tenda ad allargarsi verso l'interno, ne segue la valgizzazione dell'alluce per una forma di compenso.

I SINTOMI
L'alluce valgo, almeno in una prima fase, può non essere doloroso. La sindrome infiammatoria si scatena in modo acuto allorquando la borsa sierosa mediale si gonfia.
In questi casi la cute si arrossa con turgore e calore locale: il semplice contatto con la tomaia della calzatura può scatenare un dolore violento.
L'alluce valgo condiziona negativamente le altre dita del piede creando problemi di ingombro anatomico per una sorta di affollamento centrale. Spesso il secondo dito non trova più uno spazio naturale per l'appoggio e viene a ritrovarsi sollevato oltre che mal posizionato; nel tempo può deformarsi (dito a martello) e costituire a sua volta un elemento doloroso. 


I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO
La correzione dell'alluce valgo è elettivamente chirurgica perchè la deformità anatomica si può togliere solo ripristinando i rapporti articolari tra le componenti ossee ed eliminando l'esuberanza in corrispondenza della prima testa metatarsale.
Gli interventi eseguiti per tempo e con le più moderne tecniche, senza arrivare quindi a situazioni limite, hanno radicalmente ribaltato l'iter post
operatorio: non comportano situazioni dolorose e la ripresa è molto rapida.
Nel giro di qualche giorno il paziente cammina normalmente con una scarpa speciale ed a distanza di 50 giorni può riprendere anche l'attivita' fisica.
Nei casi di alluce valgo l'utilizzo di un plantare anatomico va interpretato nel giusto modo: è innanzi tutto opportuno premettere che il plantare non è un correttivo nel senso che non può in alcun modo correggere una deformità anatomica consolidata.
Può essere invece molto utile per "congelare" una situazione involutiva dell'avampiede o prevenire deformità acquisibili nel tempo.
Migliorando la distribuzione del carico nella parte anteriore del piede una valido plantare fa in modo che lo stress sulla prima articolazione metatarso falangea venga meno migliorando allo stesso tempo la qualità dell'appoggio.

 

METATARSALGIE:

 COSA SONO

I metatarsi costituiscono un complesso anatomico formato da cinque ossa lunghe. Esse originano dalla linea articolare distale dei cuneiformi e del cuboide e si articolano distalmente alle singole dita. Queste cinque ossa lunghe hanno una base, sita prossimalmente, un corpo ed una testa. La base è sempre più voluminosa della testa che è la porzione anatomica che ci
interesserà più avanti parlando della patologia. I cinque segmenti ossei sono solitamente denominati con numero romano in direzione medio-laterale, sono quasi affiancati e leggermente divergenti distalmente. Il primo è più grosso ma anche più corto; gli altri dal secondo al quinto, hanno lunghezza decrescente.

La metatarsalgia è un'infiammazione da sovraccarico funzionale delle articolazioni metatarso-falangee nella parte anteriore del piede. Può essere associata a borsite reattiva delle articolazioni ovvero la formazione di liquido infiammatorio in corrispondenza delle capsule articolari.
Un eccessivo carico parziale può sollecitare oltremodo una delle articolazioni.
Le articolazioni più esposte alla classica metatarsalgia sono quelle corrispondenti a secondo, terzo e quarto metatarso.

COME RICONOSCERE LA PATOLOGIA: I SINTOMI
Nelle fasi iniziali la sintomatologia può essere silente. Il sovraccarico funzionale può manifestarsi in corrispondenza di una o più teste metatarsali con semplici segni di ipercheratosi ovvero un ispessimento della cute fino a vere e proprie callosità.
Quando vi è una reazione infiammatoria con produzione di liquido in sede periarticolare è presente dolore localmente che si esacerba al cammino quando il peso del corpo grava sull'articolazione interessata. Può essere presente la sensazione di avere sotto il piede un corpo estraneo che fa spessore: in realtà non è altro che il liquido contenuto nella borsa che si è infiammata.
Generalmente il disagio è maggiore ai primi passi mattutini mentre tende ad attenuarsi durante il corso della giornata.

 
I MOTIVI DELLA PATOLOGIA

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Le teste dei metatarsi formano sul piano traverso un disegno strutturale che ricorda un arco convesso rispetto al piano d'appoggio. Questo arco è flessibile proprio per attutire l'impatto con il suolo ed adattarsi alle eventuali asperità ed irregolarità del terreno. La funzione e la struttura di questo arco sono concepiti per una regolare distribuzione dei pesi e delle forze che si estrinsecano a livello dell'avampiede. Quando queste forze non si distribuiscono in modo corretto o per motivi di carattere morfologico o per un'anomala funzionalità articolare, l'arco anteriore traverso può deteriorarsi e perdere la sua naturale flessibilità.

I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO

L'obiettivo terapeutico è allora quello di migliorare la distribuzione del carico.
A tale scopo la realizzazione di un plantare adeguato può risultare spesso il rimedio risolutivo e definitivo del problema. L'anatomia di quest'ultimo dovrà tener conto delle esigenze specifiche inserendosi in modo armonioso tra piede e calzatura ad attuare una ridistribuzione dei carichi.
A tale scopo le moderne tecniche, insieme ai sofisticati materiali tridensità, garantiscono i migliori risultati.
L'utilizzo di un'ortesi plantare trova una valida giustificazione anche nell'ottica della prevenzione perché ottimizzare la distribuzione del carico a livello dell'avampiede vuol dire preservare nel tempo delle strutture anatomiche molto delicate.

 

LE DITA A MARTELLO:

 COSA SONO

É possibile che una o più dita del piede si deformino nel tempo assumendo un'anomala postura in flessione. Questo, che può essere all'inizio solo un atteggiamento, si trasforma in un posizionamento permanente, spesso doloroso in relazione allo sfregamento dell'articolazione deforme con la tomaia della calzatura.

LE CAUSE
Il dito a martello dipende primariamente da un abbassamento della testa metatarsale corrispondente (avvicinamento al piano cutaneo della struttura ossea e relativo
assottigliamento del pannicolo adiposo sottocutaneo) che porta ad uno scompenso tra tendini flessori ed estensori delle dita con una prevalenza di questi ultimi.

L'anomala postura si trasforma in una vera e propria deformità articolare interfalangea: il dito non riesce più ad allungarsi ed assume una posizione permanente in flessione. Anche una calzatura troppo corta può favorire questa postura: è quindi opportuno controllare l'idoneità della calzata soprattutto ai bambini ed agli adolescenti allorquando la crescita è
particolarmente rapida.

Le CONSEGUENZE
La patologia è legata direttamente con una sofferenza dell'articolazione metatarso-falangea (metatarsalgia).
L'iperflessione tra la prima e la seconda falange può favorire un attrito anomalo del dito con la tomaia della calzatura: questo favorisce frequentemente la formazione di dolorose borsiti e callosità. Nel trattamento sistematico di queste ultime bisogna fare attenzione nel seguire una rigorosa sepsi pena fastidiose complicazioni infettive.

I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO
Se nella fase iniziale è opportuno contrastare la metatarsalgia con un adeguato sostegno retrocapitato inserito in un adeguato plantare nelle fasi più avanzate il trattamento è tipicamente chirurgico.
In relazione allo stadio evolutivo della patologia si può praticare da un semplice allungamento dei tendini estensori delle dita ad una vera e propria capsuloplastica correttiva: spesso è opportuno associare le due pratiche. La ripresa della deambulazione dopo il trattamento chirurgico è pressoché immediata.

 

SESAMOIDITI:

 COSA SONO

I sesamoidi sono piccole ossa accessorie poste sotto la testa del primo metatarso. La sesamoidite è l'infiammazione delle articolazioni tra queste due piccole ossa e la corrispondente articolazione metatarsale. Le cause possono essere di tipo traumatico o un'alterata distribuzione del carico sull'avampiede. I tempi di guarigione possono essere lunghi perché il semplice carico applicato durante il cammino è sufficiente ad alimentare l'infiammazione.
Un plantare anatomico studiato con adeguati materiali tridensità e provvisto di uno scarico anatomico mediale può risultare determinante ai fini della migliore guarigione soprattutto quando la pratica di talune attività sportive costituisce un ulteriore sovraccarico. Anche la scelta di una calzatura con intersuola a bassa portanza, ovvero piuttosto morbida, può costituire un elemento importante per contrastare il disagio.

 

La NEURALGIA ed il NEUROMA di MORTON:

 COSA SONO - LE CAUSE

Il cammino e lo sport sono attività che sollecitano non poco il piede a livello delle teste metatarsali ovvero la porzione terminale di quelle ossa lunghe del piede che si articolano con le falangi delle dita. Il carico, nella fase di spinta va a gravare proprio in quella sede e questo fatto può modificare nel tempo l'anatomia di questa parte del piede.
In particolare l'arco anteriore traverso, quella struttura descritta proprio dalle teste metatarsali, può subire delle modificazioni tali da creare un avvicinamento delle stesse parti ossee. L'arco anteriore traverso può abbassarsi soprattutto nella sua porzione centrale ed i rami nervosi
posizionati tra le teste metatarsali possono risentire di effetti negativi
della compressione. 

Dobbiamo ricordare che queste strutture nervose interdigitali svolgono un ruolo sensoriale, non motorio, e quindi viene ad essere alterata e modificata negativamente la sensibilità del piede.
Una compressione reiterata porta oltre che uno stimolo doloroso che solitamente invita la persona a togliere la calzatura per ottenere una remissione del dolore stesso, ad una reazione del tessuto nervoso con una ipertrofia dello stesso.
Avviene quindi che il nervo si ingrossa, reagendo allo stimolo in compressione, creando una situazione di ulteriore ingombro e quindi maggiore possibilità di infiammazione locale.
Alla situazione di ipertrofia del nervo si arriva dopo mesi di stimolo
abnorme mentre se si provvede per tempo, vedremo come, si può limitare il danno.
L'ingrossamento del nervo viene definito Neurinoma di Morton o Cevenini/ Morton dai nomi dei medici che per primi studiarono questa sindrome.

LE CAUSE PIU' FREQUENTI
La calzatura può collaborare non poco se la tomaia è eccessivamente rigida e non ha la capacità di modificare il proprio volume anteriormente allorquando il piede, sollecitato dal carico applicato, tende a deformarsi a livello del ventaglio metatarsale.
Una certa elasticità della tomaia è quindi indispensabile per assecondare la fisiologia dell'esercizio motorio.
I materiali sintetici moderni e taluni pellami in realtà assolvono questo compito in modo egregio ma è comunque importante indirizzare la scelta verso calzature non eccessivamente strette o comunque non abusare nella tensione dell'allacciatura sia essa quella classica a stringhe o quella con fibbie.
Altre cause sono legate ad una sorta di modificazione anatomica delle strutture del piede.

I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO
Le possibilità terapeutiche di tipo antinfiammatorio portano purtroppo ad un risultato molto sterile perché pur arginando l'infiammazione non danno un effetto duraturo nel tempo.
Molto spesso si può porre rimedio con un sostegno metatarsale fornito da un'ortesi plantare: tenendo sollevate le teste metatarsali si crea spazio per il nervo che può ritrovare una posizione senza costrizioni. Certo l'elaborazione dello scarico metatarsale non è una cosa sempre facile e scontata, ma può essere d'aiuto in questo lavoro che richiede un'esperienza specifica.

Quando il nervo è oltremodo ingrossato può essere presente dolore anche con il piede in scarico. In questi casi il plantare non è più sufficiente: anzi, talora il suo ingombro nella calzatura può costituire un ulteriore stimolo infiammatorio. In questi casi la terapia elettiva è quella chirurgica.

 

LE FRATTURE DA FATICA:

 COSA SONO - LE CAUSE

Un sovraccarico funzionale del piede dovuto alla marcia, al cammino prolungato o alla corsa può causare, in determinate situazioni, fratture da fatica o “da stress” della corticale ossea.

COSA SONO QUESTE FRATTURE
Sono alterazioni della parte corticale dell'osso ovvero la porzione più esterna e consistente. Sollecitato oltremodo da compressione o trazione l'osso cede perdendo la sua continuità in modo quasi impercettibile tanto che anche il
riscontro radiologico, in un primo momento, non testimonia il danno. 

 Il dolore si manifesta solitamente durante il cammino: può essere più o meno sopportabile ed a freddo può aumentare di intensità. 

 Nelle fratture metatarsali il dolore può essere acuto ed improvviso: solitamente non consente di continuare l'esercizio. 


DOVE SI LOCALIZZANO NEL PIEDE

Le sedi di localizzazione sono tipiche e riguardano:

  • I metatarsi: da un punto di vista statistico è il secondo metatarso il più colpito e questo succede soprattutto quando abbiamo il primo corto rispetto alla normalità statistica. Vi è allora uno stress del secondo raggio dove parte del carico che dovrebbe sopportare il      primo raggio va a finire sul metatarso attiguo. Il secondo metatarso non ha però le qualità anatomiche di resistenza meccanica offerte dal primo ed ecco che allora la sua anatomia può essere minata con una conseguente frattura cosiddetta da fatica.
  • Lo scafoide: in questa sede si scatenano forze di trazione dell'inserzione distale del tibiale posteriore, il muscolo deputato al controllo del movimento del piede verso l'interno, in particolare durante l'esercizio fisico. Tanto più il tibiale posteriore viene stirato da un esagerato movimento di pronazione del piede, quanto più l'inserzione sullo scafoide è sollecitata.
  • La tibia (in una sede anatomica attigua al piede): nel suo versante posteriore vi è l'inserzione prossimale del tibiale posteriore e per i noti fenomeni sempre legati ad un eccesso nel movimento di pronazione, vi può essere una sollecitazione anomala dei      tessuti periostali che la rivestono. In uno stadio successivo della patologia vi può essere un vero e proprio interessamento della parte corticale dell'osso con conseguenti fenomeni microfratturativi.
  • Il terzo distale del perone (in una sede anatomica attigua al piede): ovvero la parte appena al di sopra del malleolo peroneale, è particolarmente soggetta ad episodi di fratture da stress.

I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO

I tempi di consolidamento della frattura vanno rispettati e corrispondono ad una trentina di giorni nei quali bisogna limitare l'esercizio fisico mentre è genericamente consentito il nuoto dove non vi è carico ortostatico sull'arto inferiore.
A livello dello scafoide le microfratture possono evolvere, se ipersollecitate, in vere e proprie fratture con una diastasi ovvero un allontanamento delle due parti che hanno subito la lesione. In questi casi è necessaria una sintesi chirurgica.
Nei casi di patologia su base biomeccanica è indispensabile, alla ripresa dell'attività di un adeguato plantare che garantisce la miglior correzione.

 

DISTORSIONE DI CAVIGLIA:

 COS'È - LE CAUSE

Il meccanismo che porta più frequentemente ad un insulto articolare della caviglia è quello in inversione ovvero con il piede all'indentro: un avvallamento del terreno, un sasso, il blocco repertino di una scivolata controllata può portare ad una anomala torsione della caviglia verso l'interno con un'improvviso stiramento delle strutture legamentose esterne.

I CONSIGLI DELL'ORTOPEDICO

È ovvio che prima della terapia è opportuna una diagnosi che inquadri il tipo di danno anatomico.
Se è opportuna l'applicazione di uno stivaletto in gesso nei casi di frattura, potrebbe essere necessaria anche la terapia chirurgica nei casi di frattura scomposta, dove per riposizionare le parti fratturate, sono necessari mezzi di sintesi. Ricordiamo soprattutto la necessità assoluta di imboccare questa via là dove siano presenti fratture articolari con una alterazione del profilo della stessa articolazione o aperture della pinza malleolare. I danni che si potrebbero causare da un mancato intervento chirurgico di sintesi determinerebbero una inevitabile involuzione dell'articolazione con l'impossibilità di continuare l'attività fisica.
Quando sono interessate le strutture legamentose la interpretazione del danno è assolutamente importante anche in relazione al tipo di sport praticato ed all'età. Una lesione parziale del peroneo-astragalico-anteriore (P.A.A.)  in chi corre merita senz'altro un periodo di immobilizzazione articolare con un tutore per almeno dieci giorni a favorire la cicatrizzazione. Nel caso di una lesione completa è da prendere in considerazione anche l'ipotesi di una pronta sutura chirurgica soprattutto nel caso di un soggetto giovane che altrimenti si troverebbe portatore di una instabilità cronica per tutto il prosieguo dell'attività sportiva.
Nelle instabilità croniche ovvero nelle situazioni nelle quali vi sono stati ripetuti episodi distorsivi e la caviglia non garantisce più una soddisfacente tenuta è necessario un intervento per ricreare una adeguata stabilità.
Nelle distorsioni banali con una modesta reazione infiammatoria, nelle quali le strutture legamentose hanno subito solo un iperstiramento può essere sufficiente un bendaggio funzionale per una decina di giorni. Le tecniche di questi bendaggi sono diverse anche in funzione dei materiali utilizzati: l'aiuto comunque di nastri anaelastici dà le migliori garanzie di tenuta in carico nelle distorsioni recenti.

CRITERI RIEDUCATIVI

Anche negli esiti di banali distorsioni si viene ad alterare il normale circuito propriocettivo ovvero la capacità del piede di individuare spazialmente la sua posizione nei confronti del terreno. Tra le qualità propriocettive infatti, quella relativa a questa fine sensibilità, se non ritrovata in modo adeguato, può portare ad ulteriori episodi di traumi distorsivi.
La riattivazione nei circuiti propriocettivi si attua attraverso la risensibilizzazione dei recettori di stiramento presenti nella capsula articolare e nelle strutture legamentose.
A tale scopo gli esercizi di propriocettività sono indispensabili anche per accorciare i tempi di ricupero funzionale.
L'utilizzo di un amplicettore (Plantare) è coadiuvante alla terapia rieducativa ed è uno
strumento destinato a rappresentare al meglio l'interfaccia piede/calzatura. In questo modo risulta importante per prevenire le suddette patologie e per stimolare al meglio le caratteristiche propriocettive del piede.

  

PLANTARI e POSTURA TORINO 

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